Pelestrina, tra la violenza del mare e la pace della laguna!

UnknownNei documenti romani quest’isola, viene ricordata come “Fosse Fistine”. Dalle ricerche storiche del 300 d.c. si racconta che un generale siracusano, Philistus esiliato ad Adria, fosse arrivato in questa località decidendo di rimanerci. Il nome iniziale di Pellestrina fu Fossionis Philistinae, o delle ” Fosse Pistrine” venendo quindi denominata Pellestrine. Il territtorio era ed è delimitato dalla laguna e dal mare, nel 452 venne assediato dai barbari di Attila e nel 568 dai barbari longobardi. Le popolazioni spaventate dall’avvento di tali orde venivano da Este e da Padova: per regolarizzare la popolazione vennero istituiti dei Tribuni, che amministrando le genti locali avevano il compito di far rispettare la Legge. In seguito vennero istituiti i Gastaldi Dogali che dipendevano, con tutto il territtorio da Malamocco. Nel 1110 la sede Vescovile che qui risiedeva venne trasferita a Chioggia: con il passaggio di questi poteri per un certo periodo Pellestrina venne governata da Chioggia. Due terribili eventi catastrofici, un terremoto ed un maremoto avvenuti nel 1104 furono la causa del ridimensionamento dell’Isola che la ridussero ad una fascia sottile di circa tredici chilometri di lunghezza e duecento metri circa di larghezza, ma estesa comunque verso il mare per circa tre, quattro chilometri.
Dopo i Gastaldi dogali l’amministrazione dell’isola venne affidata ai Podestà.
Nell’810 i francesi al seguito di Pipino la saccheggiarono, per poi venire sconfitti dai veneziani, e nel 900 l’isola venne assediata dagli Ungari, e dopo la guerra di Chioggia, nel 1379 venne saccheggiata e distrutta dai Genovesi. Con pazienza le famiglie Scarpa, Zennaro, Vianello e Busetto, pescatori ed ortolani la ricostruirono, ed il simbolo dell’isola è il sunto dei simboli delle quattro, storiche famiglie.images

Dall’inizio della Repubblica Venezia varò diverse ordinanze per la difesa delle isole dalla forza del mare. Nel 1335 i proprietari dei vigneti di Malamocco furono obbligati ad erigere degli argini molto forti. Nel 1501 furono istituiti i tre Savi delle Acque, e nel 1600 fu ordinato che gli argini fossero alti 4 metri. Nel 1751 il Senato ordinò la costruzione dei Murazzi. Questi furono ideati nel 1716 da Padre vincenzo Coronelli, e furono costruiti da Bernardino Zendrini, ingegnere della Repubblica. Posti a difesa dalle violente mareggiate e dall’aggressione del mare i ” murazzi”erano e sono una grande muraglia alta 4 metri  e larga 14 metri di grossi blocchi di pietra d’Istria, disposti in tal maniera da provocare il primo frangimento delle onde, e per proteggere la piccola striscia costiera. Nel 1751 sui Murazzi fu collocata una lapide che riporta quanto segue: ” I curatori delle acque posero le colossali moli di solido marmo contro il mare affinchè siano conservati in perpetuo i sacri estuari sede della Città e della Libertà”. Questa e solo una piccola parte di cenni storici sul isola di Pellestrina c’è ancora tanto da raccontare di questo delicato equilibrio di un isola posta fra Mare e Leguna.

Un Popolo libero il Popolo di Pellestrina

La storia di Pellestrina si collega con quella di Venezia, perché in origine tutte le isole della laguna si chiamavano “Venezia”. Questa è la storia di un popolo libero, nato libero e rimasto libero finché ha potuto conservare le sue libere istituzioni, fino all’arrivo di Napoleone: “Venezia fu la più libera delle molte città libere italiane”. Ma anche dopo, l’aspirazione alla libertà non ha cessato di caratterizzare questa gente. Il Popolo di Pellestrina è un popolo paziente, che sa aspettare: ha i ritmi del mare e della laguna. Non sono ritmi frenetici, perché sono fatti della lentezza delle maree, dei trasporti sull’acqua e dalla paziente attesa del pescatore. È gente che sa aspettare, ma che mentre aspetta riflette sul senso di quello che fa, sul senso di quel che accade e di quel che è accaduto a questo popolo e a questa terra. Siamo convinti che ogni terra abbia il suo genius loci: ogni terra ha un’anima e l’anima vive nel suo popolo. Il popolo che abita una certa terra interpreta il genio,l’anima di quel luogo e dà un senso unitario a tutto ciò che caratterizza quel luogo.Prendiamo ad esempio quei luoghi di natura indefinita, lacustri, paludosi, che sono le barene. Non sono né solo terra, né solo acqua e tra le due non c’è un confine definito. E non c’è solo questa a imprimere un tratto di indefinitezza al genius loci di questa terra.   Pellestrina, come Venezia, è una terra che emerge dal mare e che lotta con il mare. Quindi, una terra che si distingue e quasi si ritrae dal mare, ma al tempo stesso si definisce a patire da quel mare da cui trae origine: come nella lotta perenne delle onde con la spiaggia e con i murazzi. È gente che ama il lavoro, perché a Pellestrina il lavoro e tutt’uno con la realtà fisica del litorale, un lavoro che si immerge nell’acqua così come l’identità di questo popolo è immerso nella sua storia. Copertina VisitIl momento più magico a Pellestrina è senz’altro il tramonto. È in grande spettacolo della natura, perché è il momento più intenso in cui il cielo e il mare si confondono nello stesso colore. Ma solo in laguna il rosso del cielo trova una risposta nella terra, in pianura quel rosso non ha risposta. È perché c’è il riflesso della laguna, c’è la risposta del mare, che il tramonto in laguna fa venire i brividi, “blocca” il respiro. Non ci si aspetterebbe quella risposta. La risposta della laguna all’incendio di colore che il sole innesca tuffandosi in essa, trova il suo risconto in uno strano scambio che avviene a quell’ora a Pellestrina: i lavoratori del giorno ritornano stanchi e i pescatori notturni portano un po’ in ansia per una notte di lavoro. Uno scambio di fatiche e di riposo, ma soprattutto un alternarsi di attività, tale per cui il lavoro a Pellestrina    sembra non sospendersi mai. Che ne sarebbe se  tutto questo non avesse senso? O il tramonto infuocato che unisce il cielo e mare non avesse nessun significato? Il popolo di Pellestrina è stato fortunato, nella sua semplicità. Primo perché ha avuto una natura e una situazione ambientale che lo ha costretto, in un certo senso, a dare un valore infinito ai gesti che costituiscono la sua vita, che determinano il suo sostentamento. La natura a Pellestrina aiuta a dare un senso di infinito alla propria esistenza, perché quell’infinito riempie gli occhi e invade lo spirito, soprattutto al tramonto. Ma anche perché la storia di questo popolo è una storia di “favori”, di predilezione da parte del Destino; certo, favori pagati con il sudore della fronte e con la sofferenza della gente di mare, che solo lei conosce. Ma questi favori del Destino, che hanno avuto nella fede semplice del popolo la risposta più confacente e adeguata, hanno rivelato nella storia di questo popolo il senso del proprio lavoro, hanno aiutato il popolo a dare un senso esauriente alla sua vita. Per questo il popolo di Pellestrina è un popolo contento che “canta durante il lavoro”. Spesso non se ne rende conto razionalmente, ma sente vibrare dentro di sé questo senso di infinito e lo vive dentro la sua pelle.

I litorali

I litorali, o cordoni litoranei, sono costituiti dalla fascia di terreno che contiene la laguna e la separa dal mare. Essi si estendono per una lunghezza di 50 chilometri circa, divisi dalle bocche di porto. I segmenti sono denominati, da N a S: Cavallino, Lido, Pellestrina, Sottomarina.
Questi terreni non sono compresi nell’8% del sistema suolo della laguna.
Il particolare ambiente litoraneo viene suddiviso, dove la larghezza del cordone lo consente, in:
-spiaggia,
-zona dunale,
-bosco litoraneo.
Nel bosco la vegetazione si esprime più liberamente passando in poche decine di metri, dall’habitat estremamente ostile della spiaggia a condizioni proprie della costa mediterranea, con la formazione di boscaglia estremamente ricca di specie erbacee ed arboree

 

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