Il prossimo 29 maggio le Frecce Tricolori sorvoleranno la città di Venezia

Un evento del tutto straordinario il sorvolo delle Frecce Tricolori su Venezia, è inserito all’interno del tour che la pattuglia acrobatica nazionale effettuerà da lunedì 25 maggio in tutta Italia e si concluderà  il 2 Giugno, Festa della Repubblica a Roma. Un Tour per omaggiare le vittime dell’epidemia di covid 19 e tutti gli operatori sanitari.

Abbraccio tricolore“, com’è stata battezzata l’iniziativa dell’ Air  Force italiana, un simbolico segno di speranza e nel contempo di quella responsabilità e disciplina cui siamo chiamati tutti. “Uno dei principi cardine del volo acrobatico delle Frecce Tricolori è proprio quello di volare insieme mantenendo le giuste distanze, un aspetto fondamentale per la perfetta riuscita delle manovre in piena sicurezza. Questo principio può diventare anche una metafora di ciò che al momento caratterizza la nostra vita quotidiana: distanti, ma uniti, continuando ad essere coesi, ad essere squadra, seppure nella necessità di mantenere la distanza sociale e con la speranza di poterci finalmente ricongiungere appena le condizioni lo permetteranno”, questo e come spiega l’Aeronautica Militare nel suo sito per spiegare questo sorvolo d’Italia straordinario.

Il cosiddetto “Giro d’Italia” delle Frecce vedrà il volo per raggiungere il cielo sopra la città lagunare nel pomeriggio di venerdì, tra le 14.30 e le 16.30.

Festa della Sensa – Lo Sposalizio del Mare

Un importante corteo acqueo accompagna il Bucintoro nella sua solenne “andata” a San Nicolò del Lido. Dalla più splendida nave veneziana,secolo dopo secolo, il doge rinnova lo sposalizio col mare: Desponsamus te mare,in signum veri perpetuique domini.

La Festa della Sensa (Festa dell’Ascensione) era una festività della Repubblica di Venezia in occasione del giorno dell’Ascensione di Cristo. Commemorava due eventi importanti per la Repubblica: il 9 maggio dell’anno 1000, quando il doge Pietro II Orseolo soccorse le popolazioni della Dalmazia minacciate dagli Slavi; e l’evento del 1177, quando, sotto il doge Sebastiano Ziani, Papa Alessandro III e l’imperatore Federico Barbarossa stipularono a Venezia il trattato di pace che pose fine alla diatriba secolare tra Papato e Impero.

In occasione di questa festa si svolgeva il rito dello Sposalizio del Mare: il Doge, sul Bucintoro, raggiungeva S. Elena all’altezza di San Pietro di Castello. Ad attenderlo il Vescovo, a bordo di una barca con le sponde dorate, pronto a benedirlo. La Festa terminava con una sorta di rito propiziatorio: il Doge, una volta raggiunta la Bocca di Porto, lanciava nelle acque un anello d’oro.

Grazie all’attività del Comitato Festa della Sensa, dal 1965 Venezia è tornata a celebrare l’evento, con un corteo acqueo da San Marco al Lido di imbarcazioni tradizionali a remi organizzato dal Coordinamento delle Società Remiere di Voga alla Veneta, alla cui testa c’è la “Serenissima”, imbarcazione sui cui prendono posto il sindaco e le altre autorità cittadine e da cui viene tutt’oggi celebrato il rito dello sposalizio del mare col lancio in acqua di un anello; questo gesto ha un grande significato per i Veneziani, i Veneziani del mondo e tutti quelli che vogliono essere Veneziani.

Ad essi viene fatta una promessa, un patto, un impegno: quello di proteggere Venezia e la sua gente rimanendo per sempre uniti, nella buona come nella cattiva sorte. La Sensa è l’impegno : non con lo scambio, ma nel lancio dell’anello, sposando il suo mare Venezia stabilisce un patto indissolubile di reciproco rispetto e amore.

Venezia, una giornata in Garage comunale a 12 euro per chi ha Venezia Unica

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A partire da lunedì 11 maggio, in via sperimentale e su indicazione dell’Amministrazione Comunale di Venezia, presso l’Autorimessa Comunale di Piazzale Roma viene attivata una tariffa ridotta da € 12 (valida 24 ore) riservata ai possessori di Tessera Venezia Unica.

La tariffa è acquistabile on line su www.veneziaunica.it o direttamente alle casse dell’Autorimessa. Per accedere alla tariffa agevolata, sarà necessario mostrare la Tessera Venezia Unica presso le casse del garage. A Piazzale Roma è anche presente il Park Sant’Andrea con tariffa minima bioraria di € 7.

La leggenda del Bocolo di San Marco

La leggenda del Boccolo di San Marco racconta dell’amore di due giovani, così forte da essere tramandato nella tradizione veneziana proprio con il fiore, il bòcolo che, nel giorno d San Marco protettore di Venezia, ogni uomo offre alla sua amata.

La tradizione trova radici in un fatto storico realmente avvenuto e dietro all’usanza di regalare una rosa rossa alla donna amata vi è la leggenda di una giovane donna di nome ” Vulcana ” vissuta ai tempi di Carlo Magno.

La nobildonna Maria Partecipazio apparteneva a una famiglia potente ed era lei stessa una giovane piena di ardore e di passione come attesta il soprannome ” Vulcana ” che gli veniva attribuito.

Maria si innamorò di Tancredi, un trovatore. Il loro era un amore contrastato, perchè la famiglia di Maria non giudicava il giovane Tancredi degno di lei. Ma ” Vulcana “, per fare in modo che Tancredi acquisisse una nobiltà almeno formale e potesse proporsi come sposo,  lo convinse ad arruolarsi nelle truppe dell’imperatore Carlo Magno e a partire per la guerra contro i mori di Spagna.

Tancredi partì e si distinse per il valore ed il coraggio, tanto che la fama delle sue imprese raggiunse Venezia, rassicurando Maria, che attendeva il ritorno del suo eroe per poterlo finalmente sposare. Ma Tancredi, ferito a morte durante la battaglia, morì sopra un roseto, tingendolo di rosso con il suo sangue.

Con le ultime forze raccolse un bocciolo e lo affidò ad Orlando chiedendogli di portarlo a Maria insieme alle sue ultime parole d’amore.

Orlando, obbedendo alla promessa, appena tornato in patria andò a Venezia e consegnò il fiore a Maria. Era il giorno di San marco. Maria sarebbe morta quella stessa notte, con il fiore stretto al petto.

Ancora oggi si racconta che il fantasma di Maria, nel giorno di San Marco, il 25 aprile, si aggiri ancora per Venezia, diafana presenza senza colore, se non per quel fiore rosso stretto al petto …

Presentazione del progetto Facebook “Visit Pellestrina – San Pietro in Volta”

UnknownVisit Pellestrina – San Pietro in Volta e una pagina Facebook per la divulgazione culturale per promuove la valorizzazione dell’Isola di Pellestina-San Pietro in Volta un isola di tredici chilometri di lunghezza, larga 210 metri, ma con calli e campielli, rivalità di quartieri e passione per le regate, l’isola di Pellestrina è una versione in miniatura della Venezia verace e popolare.

E’ un piccolo mondo dove si vive ancora all’antica, tra ritmi lenti e l’eterno rito delle “ciacole”.

… Un posto speciale da scoprire …

Quando si approda il colpo d’occhio è straordinario.
Due file di case e di sandali a formare una cerniera tra terra e acqua, punteggiata dai casoni di pesca.

Con le variopinte facciate delle abitazioni, alte non più di due o tre piani e tutte rivolte verso la laguna, l’effetto Lego è garantito e fa apparire Pellestrina un’isola-gioccatolo: una minuscola striscia sabbiosa, circa 13 chilometri di lunghezza e da 25 a 210 metri di larghezza, estesa verso il mare per circa tre, quattro chilometri.

L’isola è una sola e conta circa 5.000 abitanti. Però è divisa in tre borghi: Portosecco, San Pietro in Volta e Pellestrina.

Qui tutto rimanda alla Venezia più popolare. Dai sestieri al rito eterno dello spritz, l’aperitivo locale, vino bianco spruzzato di Campari o Aperol. Dal labirinto di calli, sotoporteghi e campielli al ciacolar dei pescatori. Fino alla passione per le regate storiche e al mito dei grandi campioni e maestri di remo.

Pelestrina, tra la violenza del mare e la pace della laguna!

UnknownNei documenti romani quest’isola, viene ricordata come “Fosse Fistine”. Dalle ricerche storiche del 300 d.c. si racconta che un generale siracusano, Philistus esiliato ad Adria, fosse arrivato in questa località decidendo di rimanerci. Il nome iniziale di Pellestrina fu Fossionis Philistinae, o delle ” Fosse Pistrine” venendo quindi denominata Pellestrine. Il territtorio era ed è delimitato dalla laguna e dal mare, nel 452 venne assediato dai barbari di Attila e nel 568 dai barbari longobardi. Le popolazioni spaventate dall’avvento di tali orde venivano da Este e da Padova: per regolarizzare la popolazione vennero istituiti dei Tribuni, che amministrando le genti locali avevano il compito di far rispettare la Legge. In seguito vennero istituiti i Gastaldi Dogali che dipendevano, con tutto il territtorio da Malamocco. Nel 1110 la sede Vescovile che qui risiedeva venne trasferita a Chioggia: con il passaggio di questi poteri per un certo periodo Pellestrina venne governata da Chioggia. Due terribili eventi catastrofici, un terremoto ed un maremoto avvenuti nel 1104 furono la causa del ridimensionamento dell’Isola che la ridussero ad una fascia sottile di circa tredici chilometri di lunghezza e duecento metri circa di larghezza, ma estesa comunque verso il mare per circa tre, quattro chilometri.
Dopo i Gastaldi dogali l’amministrazione dell’isola venne affidata ai Podestà.
Nell’810 i francesi al seguito di Pipino la saccheggiarono, per poi venire sconfitti dai veneziani, e nel 900 l’isola venne assediata dagli Ungari, e dopo la guerra di Chioggia, nel 1379 venne saccheggiata e distrutta dai Genovesi. Con pazienza le famiglie Scarpa, Zennaro, Vianello e Busetto, pescatori ed ortolani la ricostruirono, ed il simbolo dell’isola è il sunto dei simboli delle quattro, storiche famiglie.images

Dall’inizio della Repubblica Venezia varò diverse ordinanze per la difesa delle isole dalla forza del mare. Nel 1335 i proprietari dei vigneti di Malamocco furono obbligati ad erigere degli argini molto forti. Nel 1501 furono istituiti i tre Savi delle Acque, e nel 1600 fu ordinato che gli argini fossero alti 4 metri. Nel 1751 il Senato ordinò la costruzione dei Murazzi. Questi furono ideati nel 1716 da Padre vincenzo Coronelli, e furono costruiti da Bernardino Zendrini, ingegnere della Repubblica. Posti a difesa dalle violente mareggiate e dall’aggressione del mare i ” murazzi”erano e sono una grande muraglia alta 4 metri  e larga 14 metri di grossi blocchi di pietra d’Istria, disposti in tal maniera da provocare il primo frangimento delle onde, e per proteggere la piccola striscia costiera. Nel 1751 sui Murazzi fu collocata una lapide che riporta quanto segue: ” I curatori delle acque posero le colossali moli di solido marmo contro il mare affinchè siano conservati in perpetuo i sacri estuari sede della Città e della Libertà”. Questa e solo una piccola parte di cenni storici sul isola di Pellestrina c’è ancora tanto da raccontare di questo delicato equilibrio di un isola posta fra Mare e Leguna.

Venezia e il divertimento segreto del’ 700

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Ridotti e Casini

Nel ‘700 Venezia è la capitale indiscussa del divertimento, fulcro della vita culturale e mondana europea e famosa per i suoi magnifici balli, feste e spettacoli teatrali. Ma è nei “Casini” (da piccola casa) o “ridotti” (da ridursi, cioè recarsi, incontrarsi) che si consumano i vizi e le virtù più segreti del bel mondo dell’epoca. Erano piccole stanze o appartamenti, più intimi e facili da scaldare rispetto alle sale dei palazzi, nascono dalla necessità di ovviare ai divieti imposti dal Governo della Serenissima per limitare il gioco d’azzardo e, quando ancora bar e locali pubblici non esistevano, di poter continuare a divertirsi anche a tarda sera dopo il teatro. Pian piano diventano un vero e proprio status symbol, nel 1744 se ne contano ben 118, e le nobildonne dell’epoca fanno a gara per far sfoggio di un ridotto privato nella centrale zona di Piazza San Marco, dove si concentravano i teatri. Nascono così ridotti di ogni genere e tipo di pubblico, tra salotti culturali adibiti alla pratica delle arti, come la musica o la poesia, e altri più mondani dove giocare d’azzardo, ballare, intrattenersi con le cortigiane e favorire incontri galanti. La segretezza del luogo si evince da deliziosi particolari giunti intatti sino a noi: come il citofono “ante litteram”, una mattonella rimovibile nel pavimento della sala d’ingresso che serviva da spioncino per vedere chi era all’ingresso, o la stanzetta nascosta alle spalle della scala d’entrata, usata come sala dei musici, la cui musica fluiva attraverso le grate intagliate in legno dorato, usata anche per spiare inosservati quanto accadeva nel salone. Anche le sale erano state progettate per favorire la privacy: nella prima sala di destra, dentro l’armadio, si cela una porta segreta che dava direttamente sulle scale principali per poter uscire senza passare per l’ingresso, mentre nella seconda stanza si può vedere un liagò, un poggiolo in ferro battuto con lo stemma Venier, che permette di osservare i passanti dall’alto senza esser visti dalla calle sottostante. Il successo è tale che nel 1638, per tentare di controllare il fenomeno, il Governo concede la licenza di pubblico ridotto al nobile Marco Dandolo nel cui omonimo Palazzo Dandolo (ora Hotel Monaco & Grand Canal) nasce quindi a tutti gli effetti il primo casinò d’Europa. Le sue sale sono celebrate nei famosi dipinti di Francesco Guardi e Pietro Longhi dove sono raffigurati nobili mascherati, un’altra moda dell’epoca, intenti ai tavoli da gioco, e bellissime cortigiane che si intrattengono con gentiluomini di fortuna (Casanova ne era un assiduo frequentatore). La moda del ridotto andrà poi via via perdendosi con il nascere dei bar e locali pubblici, ma oggi si può ancora visitarne qualcuno che mantiene intatti i meravigliosi decori che li contraddistinguevano.

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Ridotti e Casini

Quello più carateristico giunto fino ai giorni nostri è sicuramente il Ridotto Venier, di proprietà di Federico Venier, procuratore della Repubblica di Venezia, ma gestito dalla moglie Elena Priuli, colta nobildonna che ne aveva fatto il suo ambito “salotto”. Situato in zona san Marco vicino al Ponte dei Bareteri, si trova nel mezzanino di un anonimo edificio e, una volta varcata la piccola porta che conduce alle strette scale e solcato l’ingresso, si apre tutta la meraviglia del salone centrale, con il soffitto decorato con il logo della famiglia Venier, da cui si dipartono 4 salette: a destra le 2 sale da gioco, e a sinistra la cucina e la sala da pranzo. Gli ambienti hanno mantenuto tutte le decorazioni originali, che risalgono al 1750 circa: raffinati pavimenti in marmo connesso, specchi, stucchi, e marmorino, il camino in marmo rivestito in maioliche di Delft con immagini di farfalle, le porte e gli armadi in prezioso palissandro e persino le maniglie e le serrature in bronzo. Oggi il ridotto, è sede dell’Associazione Culturale Italo-Francese Alliance Française, restaurato negli anni ’80 grazie all’intervento del Comité français pour la sauvegarde de Venise e al contributo dell’Unesco che ha permesso di riportare alla luce i meravigliosi affreschi. Altri ridotti, tra i più belli, oltre al Casino Dandolo oggi parte dell’Hotel Monaco & Grand Canal, potete visitare il Casino Sagredo, trasformato in 2 suite nell’omonimo hotel a 5 stelle, e il Casino Zane, sede del Centre de musique romantique française.

 

 

 

 

Il ponte Dantesco

strada-del-ponteA Venezia nel sestiere di Castello, vicino all’Arsenale, oltre il Rio de San Marin, lungo la Fondamenta de Fazza l’Arsenal e che congiunge appunto il Campo dell’Arsenale con quello di San Martino. Dopo la morte di Dante,i veneziani in segno di riconoscenza dei versi immortali che erano stati dedicati al loro Arsenale, diedero a tre abitazioni , ponte-do-purgatorioassegnate a tre Provveditori o Patroni dell’arsenale, i nomi delle cantiche della Divina Commedia: la caxa del Paradiso,la caxa del Purgatorio, la caxa de l’Inferno. La Repubblica marinara di Venezia, ebbe per lungo tempo il dominio del mediterraneo, grazie alla sua flotta ed al suo Arsenale ,che per quei tempi era all’avanguardia , ben organizzato come una fabbrica moderna , in cui gli operai altamente specializzati , eseguivano assemblaggi come un catena di montaggio. Le case dell’Inferno e del Purgatorio esistono ancora oggi e sono raggiungibili tramite i ponti privati. Il ponte del Purgatorio e un piccolo ponte con un unico arco un ponte di pietra, questo ponte privato ha un cancello in ferro, la porta con dei bei bassorilievi uno rappresenta un busto umano mentre l’altro sembra raffiguri un animale formate da colonne di pietra. Attualmente il Ponte del Purgatorio permette di entrare all’Istituto di Studi Militari Marittimi. Sotto al Ponte del Purgatorio scorre uno tra i canali più stetti di Venezia. Sempre lungo il canale e la fondamenta che gira intorno al Arsenale di trova un altro ponte privato che porta alla casa del Inferno, che oggi appartiene alla Marina Unknown-1Militare questi due ponti sono solo Visibili e non ci si può salire essendo proprietà private e per giunta appartenenti alla Marina Militare “quindi Zona Militare”. Il ponte del paradiso oggi non esiste più come non esiste la caxa del Paradiso, oggi ha preso il suo nome il ponte in legno fronte la porta d’acqua del Arsenale una volta era un ponte levatoio oggi invece un ponte fisso.

 

QUANTI ANNI HA VENEZIA?

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Venezia ha una storia di quasi 16 secoli: si fa risalire la fondazione della città alla leggendaria posa della prima pietra della chiesa di San Giacomo di Rialto, San Giacometo, come la chiamano ancora oggi i veneziani. Ph-GhezzoClaudio -0291Siamo, secondo la tradizione, nel 421, precisamente il 25 marzo (la chiesa in realtà fu costruita ben dopo l’anno mille). Questa data simbolica è ormai in uso per indicare la nascita della città lagunare.

Quest’anno, il 25 marzo, Venezia compirà dunque 1600 primavere!

Ma com’era la Venezia del passato? Tra le antiche mappe della città, ce n’è una, vero e proprio gioiello del Rinascimento italiano, che ancora oggi ci sorprende per la straordinaria fedeltà con cui ci restituisce l’immagine della città lagunare. È la celebre Veduta di Venezia a volo d’uccello di Jacopo de’ Barbari, datata 1500. Ogni edificio, canale o campo della città è qui documentato!

Vero e proprio unicum nella storia della rappresentazione della città, la Veduta – intagliata su sei matrici lignee e stampata su altrettanti fogli – è considerata uno dei massimi capolavori della cartografia urbana di tutti i tempi. Dell’opera, il Museo Correr possiede le originarie matrici in legno di pero, oltre a diversi esemplari della stampa su carta.

Dante a Venezia

UnknownDante fu molto colpito da Venezia ma ad ispirarlo fu soprattutto l’Arsenale, il cantiere dove i Veneziani crearono la loro incredibile flotta e che a quel tempo era in piena attività. Infatti nel XXI canto dell’Inferno, per spiegare la pena riservata ai barattieri, l’immersione nella pece bollente,  Dante evoca proprio un’immagine dell’Arsenale di Venezia:
Quale nell’Arzanà de’ Viniziani
bolle l’inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani[…]

Queste tre terzine di Dante si possono leggere su una lapide posta alla sinistra Unknown-1dell‘ingresso principale dell’Arsenale  e sulla destra del grande portone di ingresso si può ammirare anche un busto in bronzo del Sommo Poeta.

Il poeta fiorentino Dante Alighieri è considerato uno dei massimi poeti di tutti  i tempi e continua ad affascinare il mondo letterario e non solo. Dante, durante i suoi viaggi da esule lontano dalla sua Firenze, visitò anche Venezia. Il grande poeta della Divina Commedia visitò Venezia nei primi mesi del 1321 come ambasciatore di Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna. Fu ospite di uno dei più influenti patrizi dell’epoca, Giovanni Soranzo, e ancora adesso è possibile leggere una targa che lo ricorda sulla facciata del bellissimo palazzo gotico  della famiglia Soranzo, che si affaccia sul lato destro dello splendido Campo San Polo. La visita di Dante a Venezia fu involontariamente la causa della sua morte, poiché sulla strada del ritorno, passando nei pressi delle Valli di Comacchio, Dante contrasse la malaria, che lo uccise a Ravenna il 14 settembre 1321.